Cannabis Light Terapeutica

La cannabis è una cura efficace per il glaucoma?

Oggi la cannabis viene studiata come possibile supporto terapeutico in diverse condizioni cliniche. Una delle applicazioni più discusse e analizzate dalla letteratura scientifica riguarda il suo potenziale utilizzo come ipotensivo in caso di glaucoma… e in particolare l’interesse dei ricercatori si concentra sulla capacità dei cannabinoidi di abbassare la pressione oculare, parametro fondamentale nella gestione della malattia. Ma in che modo la cannabis può influenzare la pressione intraoculare? E quali sono i limiti e le prospettive reali di questo approccio? Approfondiamo insieme il tema!

Cos’è il glaucoma e come insorge

Il glaucoma è una patologia oculare cronica che colpisce il nervo ottico, compromettendo progressivamente la trasmissione dei segnali visivi dall’occhio al cervello. Si tratta di una malattia degenerativa che, se non diagnosticata e trattata per tempo, può portare alla perdita parziale o completa della vista. Uno degli aspetti più problematici del glaucoma è la sua natura silenziosa: nelle fasi iniziali i sintomi possono essere assenti o poco evidenti. Molti pazienti si accorgono della patologia quando il danno al nervo ottico è già significativo. Secondo le stime epidemiologiche, oltre 70 milioni di persone nel mondo convivono con questa malattia, ma una percentuale compresa tra il 10% e il 50% non ne sarebbe consapevole fino alla comparsa di sintomi più gravi.

Il ruolo della pressione oculare

Uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo del glaucoma è l’aumento della pressione oculare, tecnicamente definita pressione intraoculare (IOP). All’interno dell’occhio è presente un liquido trasparente chiamato umor acqueo, prodotto continuamente e drenato attraverso specifiche strutture anatomiche. Quando il sistema di drenaggio non funziona correttamente, l’umor acqueo tende ad accumularsi nella camera anteriore dell’occhio. Questo accumulo determina un incremento della pressione oculare che, nel tempo, può esercitare una compressione dannosa sul nervo ottico. In base al meccanismo di drenaggio compromesso, il glaucoma si distingue principalmente in:

  • Glaucoma ad angolo aperto, la forma più comune, caratterizzata da un progressivo malfunzionamento del sistema di deflusso.
  • Glaucoma ad angolo chiuso, meno frequente ma potenzialmente più rapido e acuto, dovuto a un blocco meccanico del drenaggio.

In entrambi i casi, l’obiettivo terapeutico principale è abbassare la pressione oculare per rallentare la progressione del danno.

Cure tradizionali e trattamenti per il glaucoma

Le terapie convenzionali per il glaucoma sono orientate principalmente alla riduzione della pressione intraoculare. È importante sottolineare che abbassare la pressione oculare non ripara il danno già subito dal nervo ottico, ma può contribuire a prevenire un ulteriore peggioramento.

Terapia farmacologica

Il primo approccio terapeutico è generalmente farmacologico e si basa sull’utilizzo di colliri specifici. Le principali categorie comprendono:

  • Prostaglandine, che aumentano il deflusso dell’umor acqueo.
  • Beta-bloccanti, che riducono la produzione del liquido intraoculare.
  • Inibitori dell’anidrasi carbonica, che diminuiscono la secrezione di umor acqueo.
  • Agonisti alfa-adrenergici, con azione combinata su produzione e drenaggio.

In alcuni casi possono essere prescritti steroidi o altri farmaci mirati a controllare processi infiammatori associati. L’obiettivo rimane sempre quello di mantenere la pressione oculare entro limiti considerati sicuri per il singolo paziente.

Intervento chirurgico

Quando la terapia farmacologica non è sufficiente, si può ricorrere alla chirurgia. La trabeculectomia è una delle procedure più note: attraverso micro-incisioni, spesso effettuate con tecnologia laser, si crea un nuovo canale di drenaggio per facilitare l’uscita dell’umor acqueo negli spazi sottocongiuntivali. Esistono anche tecniche più recenti, definite MIGS (Minimally Invasive Glaucoma Surgery), che mirano a ridurre la pressione oculare con interventi meno invasivi. Nonostante queste opzioni terapeutiche, in alcuni pazienti il controllo della pressione oculare rimane complesso. Ed è proprio qui che si inserisce l’interesse verso il CBD e i cannabinoidi…

Cannabis per trattare il glaucoma

Negli ultimi decenni numerosi studi hanno analizzato il potenziale ruolo della cannabis nel trattamento del glaucoma. L’attenzione si concentra principalmente sulla capacità dei cannabinoidi di abbassare la pressione oculare in modo temporaneo.

Sistema endocannabinoide e apparato oculare

Il sistema endocannabinoide è presente in molti tessuti del corpo umano, inclusi quelli oculari. Recettori cannabinoidi (CB1 e CB2) sono stati identificati nella retina, nel corpo ciliare e in altre strutture coinvolte nella regolazione della pressione intraoculare. L’interazione tra fitocannabinoidi (come THC e CBD) e questi recettori sembra influenzare la produzione e il drenaggio dell’umor acqueo. Questo meccanismo potrebbe spiegare l’effetto ipotensivo osservato in diversi studi clinici.

THC e riduzione della pressione intraoculare

Il cannabinoide maggiormente studiato in ambito glaucomatoso è il THC. Diverse ricerche hanno evidenziato che il THC può determinare una riduzione significativa della pressione intraoculare poche ore dopo l’assunzione. L’effetto è stato osservato con diverse modalità di somministrazione: orale, inalatoria e, in contesti clinici, anche endovenosa. Tuttavia, l’abbassamento della pressione oculare tende a essere temporaneo, con una durata che varia generalmente tra le 3 e le 4 ore. Questo rappresenta uno dei principali limiti clinici: per mantenere stabile la pressione oculare nell’arco della giornata sarebbero necessarie somministrazioni frequenti, con possibili effetti collaterali sistemici.

CBD, CBG e possibili effetti neuroprotettivi

Oltre al THC, altri cannabinoidi come CBD e CBG sono oggetto di studio. Alcuni lavori suggeriscono che possano avere un ruolo nel supporto neuroprotettivo del nervo ottico, anche se i dati sono ancora oggetto di approfondimento. L’aspetto neuroprotettivo è particolarmente interessante: nel glaucoma il danno non è dovuto esclusivamente alla pressione oculare elevata, ma anche a meccanismi complessi di degenerazione neuronale. Se i cannabinoidi dimostrassero un reale effetto protettivo sulle cellule nervose, potrebbero rappresentare un complemento alle terapie tradizionali.

Cannabis terapeutica e linee guida

In Italia la cannabis terapeutica può essere prescritta dal medico in specifici contesti clinici, inclusi casi di glaucoma resistente alle terapie convenzionali. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che l’utilizzo deve avvenire sotto stretto controllo medico. Sebbene diversi studi confermino la capacità della cannabis di abbassare la pressione oculare, le principali società oftalmologiche internazionali evidenziano alcuni limiti:

  • durata d’azione breve;
  • possibili effetti sistemici;
  • difficoltà nel mantenere un controllo costante della pressione intraoculare.

Per questi motivi, la cannabis non sostituisce le terapie standard ma può essere valutata come supporto in casi selezionati. La relazione tra cannabis e glaucoma rappresenta un ambito di ricerca ancora in evoluzione. Le evidenze attuali indicano che alcuni cannabinoidi possono contribuire ad abbassare la pressione oculare, parametro centrale nella gestione della malattia. Tuttavia, la breve durata dell’effetto ipotensivo e la necessità di ulteriori studi sui meccanismi neuroprotettivi rendono necessario un approccio prudente. La cannabis terapeutica può essere presa in considerazione in casi specifici, sempre all’interno di un percorso medico strutturato. Il futuro della ricerca potrebbe chiarire meglio il ruolo dei cannabinoidi non solo nel controllo della pressione oculare, ma anche nella protezione del nervo ottico, aprendo nuove prospettive nel trattamento del glaucoma.

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