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Cannabis e fertilità: la marijuana aumenta o riduce la produzione di spermatozoi?

Se siete appassionati consumatori di cannabis o se lo è il vostro compagno potreste trovarvi durante l’arco della vostra vita a farvi delle domande sugli effetti del consumo di marijuana sugli spermatozoi. Questo perché nell’ambito scientifico un tempo si sosteneva che il consumo di cannabinoidi potesse limitare la produzione di spermatozoi e quindi minare la fertilità maschile. Ebbene gli studi scientifici più recenti sembrano invece sostenere il contrario, scopriamo insieme se fumare cannabis faccia bene o male agli spermatozoi e se ci siano collegamenti chiari tra consumo di cannabinoidi e infertilità.

L’infertilità è un problema che affligge molte coppie, viene definita dagli specialisti del settore come l’incapacità di concepire dopo 12-18 mesi di tentativi (ovvero di frequenti e regolari rapporti sessuali non protetti). Moltissimi paesi occidentali e soprattutto europei (Italia compresa) hanno subito negli ultimi decenni un calo drastico della natalità, un po’ perché meno persone scelgono di mettere su famiglia e un po’ anche perché il tasso di fertilità appare diminuito rispetto ad un tempo, sia per l’uomo che per la donna. Le cause di infertilità correlate alle nuove generazioni sono spesso l’età avanzata (soprattutto della donna), l’abitudine al consumo di sigarette, il poco esercizio fisico, una dieta non sana, lo stress, l’essere sovrappeso, l’esposizione a tossine (sia inquinamento ambientale che alcolici/droghe). Si potrebbe pensare che il consumo regolare di marijuana possa minare la procreazione e nel caso specifico possa portare ad una diminuzione del numero di spermatozoi (come si è ipotizzato per decenni all’interno della comunità scientifica) ma la verità è che ora che abbiamo molti più dati scientifici realistici e più possibilità di studiare la cannabis si è scoperto che potrebbe essere il contrario: un frequente ma moderato consumo di cannabinoidi sembra essere collegato alla produzione di un numero maggiore di spermatozoi.

La marijuana aiuta la fertilità? Cosa dicono i nuovi studi scientifici

Abbiamo deciso di documentarci leggendo diversi studi scientifici prodotti negli ultimi anni e onestamente appare chiaro che ancora la comunità scientifica non si sia data una risposta definitiva riguardante l’effetto della cannabis sugli spermatozoi. Gli uomini che nell’arco della loro vita hanno fumato quotidianamente marijuana saranno più o meno capaci di procreare? Oppure i cannabinoidi non influenzano il corpo umano in questo ambito? Gli studi disponibili offrono pareri molto contrastanti.

Uno studio a lungo termine dell’Università di Oxford (che pare essere assolutamente ampio e autorevole) contraddice le tesi che vedono la cannabis come un pericolo per la fertilità ma ovviamente è necessario leggere in modo approfondito lo studio ed interpretare i dati non superficialmente per ottenere una qualche certezza.

Lo studio in questione è stato pubblicato su Human Reproduction e si basa sull’analisi di più di un migliaio di campioni contenenti sperma di 662 uomini di età media 36 anni, questi soggetti si erano rivolti a una clinica per la fertilità tra il 2000 e il 2017 e avevano accettato di fare parte alla valutazione sulla qualità dello sperma. La maggior parte dei campioni mostrava conte spermatiche nella norma e secondo i questionari compilati circa il 55% dei partecipanti aveva fumato marijuana nella vita: il 44% ne aveva fatto uso nel passato mentre l’11% perseverava nel farne uso più o meno frequente. Ebbene secondo questi test gli uomini che avevano consumato cannabis mostravano una conta spermatica più efficace e produttiva di chi non ne aveva mai fatto uso, soprattutto i fumatori abituali apparivano quelli con più alti livelli di testosterone nel gruppo di studio. L’ipotesi degli studiosi è che la differenza d’azione dei cannabinoidi dipenda dal dosaggio: alte dosi quotidiane potrebbero inibire la produzione di testosterone mentre dosi moderate ma frequenti potrebbero invece stimolare le attività dei testicoli.

Questo potrebbe spiegare perché altri test vanno nella direzione opposta valutando il consumo di cannabis come negativo per la fertilità maschile. L’altro parametro ancora troppo poco studiato è quello che valuta separatamente l’attività sulla produzione di spermatozoi dei due cannabinoidi principali: CBD e THC.

Ne parla un altro studio recente, del 2018 che sostiene il fatto che il principio attivo della cannabis tetraidrocannabinolo, ovvero il THC possa alterare la struttura del DNA delle cellule sessuali maschili.

Questo tipo di studi sicuramente si concentrava su fumatori molto assidui e probabilmente non su chi consumava cannabis light ad alti livelli di CBD e bassissimi di THC.

Cosa abbiamo dedotto dalla ricerca fatta su questo argomento? Che ci sono buone probabilità che la tesi ormai antica che la cannabis inibisca a prescindere da quantitativo e qualità la produzione di spermatozoi non sia più accettabile come tautologia scientifica, anzi viene messa in dubbio da recenti studi che predicano l’esatto contrario, che i cannabinoidi stimolano l’attività testicolare. In pratica ancora non è possibile comprendere in toto come il consumo di cannabis influenzi la fertilità dell’uomo ma non si può escludere che un consumo moderato di cannabis possa essere propositivo al concepimento.

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