Combattere i sintomi dell’endometriosi con la cannabis

Combattere Sintomi Endometriosi Cannabis

La cannabis può aiutare nella cura dell’endometriosi: c’entra il sistema endocannabinoide

La salute prettamente femminile è stata per secoli un grosso tabù: solo recentemente sono state portate all’attenzione comune le problematiche relative ad alcune patologie correlate all’apparato riproduttivo femminile davvero molto comuni e invalidanti che fino a pochi anni fa venivano del tutto ignorate. Una di queste patologie è l’endometriosi (o malattia endometriosica), una situazione complessa da gestire almeno quanto lo è il suo nome. Recentemente molte donne hanno trovato un valido aiuto nel combattere i sintomi di questa sindrome dolorosa nella cannabis e noi abbiamo cercato di capire se esistono prove scientifiche che la cannabis può essere una valida terapia antidolorifica in caso di endometriosi.

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Cos’è l’endometriosi?

L’endometriosi è una delle patologie più diffuse in età fertile. Si stima che affligga dal 5% al 15% delle donne in età adulta in tutto il mondo. La malattia è dovuta dalla crescita anomala di tessuto endometriale al di fuori dell’utero. Questo tessuto extra uterino causa dolori continui (spesso sotto forma di crampi), ciclo mestruale non regolare, dismenorrea, problemi intestinali, dolore durante i rapporti sessuali, stanchezza cronica e in alcuni casi sterilità. Purtroppo ancora non esistono cure definitive e molte donne dopo essersi sottoposte ad interventi chirurgici, trattamenti ormonali invasivi e aver abusato per anni di antidolorifici si rassegnano a sopportare il dolore e tutte le spiacevoli conseguenze del caso.

Oltre a non essere nota una cura risolutiva anche l’origine della patologia non è chiara. Ci sono però diverse ipotesi a partire da una predisposizione genetica fino al sospetto di un’eziopatogenesi di tipo ambientale. Infatti molti studi recenti sostengono che potrebbe indurre l’insorgenza della malattia l’esposizione ad una tossina inquinante cancerogena chiamata diossina.

Legame tra cannabinoidi ed endometriosi

Abbiamo preso in esame uno studio condotto nel 2017 che tratta l’importanza del sistema endocannabinoide nella gestione del dolore da endometriosi. Lo studio ipotizza che il target per limitare gli stimoli dolorosi correlati all’endometriosi debba essere proprio il sistema endocannabinoide, ovvero una rete composta da recettori che interagiscono con gli endocannabinoidi, sostanze prodotte naturalmente dal nostro corpo. Gli endocannabinoidi hanno una strettissima affinità con i cannabinoidi (come il THC e il CBD) presenti nella cannabis che per questo motivo hanno la possibilità di interagire con il sistema endocannabinoide che tra le sue attività sembrerebbe avere anche un importante ruolo nella gestione delle infiammazioni e del dolore. Lo studio in questione afferma che agire sul sistema endocannabinoide (e cita proprio l’utilizzo di cannabinoidi) è sicuramente un’opzione valida non solo per ottenere la gestione del dolore ma in generale può essere efficace anche per limitare il decorso della malattia e le fasi infiammatorie correlate ad essa.

Un interessante studio pubblicato a Gennaio 2019 ha voluto analizzare e rendere pubbliche le strategie di auto-cura delle donne australiane che hanno ricevuto diagnosi di endometriosi. Il risultato estratto da un questionario alla quale hanno risposto più di 500 donne è molto chiaro: la strategia che tra queste donne si dimostra più valida ed efficace per la gestione del dolore è l’utilizzo di cannabis che su una scala da 0 a 10 ha un’efficacia media di 7.6 nel ridurre il dolore. Al terzo posto di questa classifica di strategie c’è anche l’assunzione di olio di CBD.

In conclusione, i dati scientifici che abbiamo analizzato sostengono la tesi che la cannabis terapeutica possa essere una valida soluzione immediata per moderare i dolori correlati all’endometriosi (come sostengono molte donne che si automedicano con la cannabis) ma anche che la forte connessione tra endometriosi e sistema endocannabinoide indichi che i cannabinoidi possano essere considerati addirittura curativi per la loro capacità di riequilibrare un sistema tanto importante nella lotta a questa patologia.

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