Hashish: cos’è e quali sono le differenze con la cannabis

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Ci sono tante possibilità per assumere i preziosi cannabinoidi presenti nelle infiorescenze della pianta di canapa, consumare cannabis è sicuramente molto comune ma un’altra modalità piuttosto apprezzata per fare incetta di THC e CBD è l’hashish. In questo articolo parliamo del mondo delle resine, ovvero dell’hashish: cos’è, che effetti produce in chi lo usa, in cosa si differenzia dalla cannabis. Dulcis in fundo vi raccontiamo come produrla con le vostre mani a partire dalle infiorescenze.

Ovviamente l’hashish (come la cannabis) con livelli di THC superiori a quelli consentiti dalle legge è illegale in Italia quindi questo articolo ha scopi puramente divulgativi, per soddisfare la curiosità di chi ha sempre sentito parlare della famigerata hashish e vuole saperne qualcosa di più.

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Per prima cosa per capire esattamente cosa sia l’hashish è necessario avere qualche nozione sull’anatomia della pianta di canapa dalla quale si ricavano sia la cannabis che l’hashish. Innanzitutto le piante che ci interessano per la produzione di infiorescenze sono solo di sesso femminile perché sono quelle che sviluppano le cime ricche di cannabinoidi. Dunque le piante di canapa sativa femmine hanno foglie a ventaglio, lunghi steli e una cima apicale principale dove si sviluppano i fiori in quantità. All’interno dei fiori si trovano i calici dai quali fuoriescono delle propaggini chiamate pistilli (che servono a raccogliere polline), inizialmente sono chiari (quasi bianchi e poi tendono a diventare aranciati o violacei). Sulla superficie dei calici insieme ai pistilli si trovano i tricomi, ovvero la parte del fiore più ricca di cannabinoidi e terpeni. I tricomi sono cristalli di resina (noti anche come kief) che si presentano come una patina lucente e appiccicosa che avvolge la cima, è proprio nei tricomi che vengono prodotti in grandi quantità i terpeni, il THC e il CBD.

Differenza compositiva tra Hashish e cannabis

Il termine cannabis indica le infiorescenze della pianta femmina, che dopo la maturazione vengono raccolte, conciate ed essiccate. A questo punto la cannabis può essere fumata (magari unita al tabacco), consumata per via alimentare, vaporizzata ecc… All’occhio la cannabis si presenta come materia vegetale, una cima più o meno secca (a seconda del prodotto) priva di semi e leggermente resinosa al tatto se di buona qualità.

Si parla invece di hashish quando ci si riferisce ad un prodotto ottenuto dalla rimozione dei tricomi dalle cime di cannabis. In pratica la resina che avvolge le infiorescenze viene separata dal resto della pianta e accumulata per fornire un concentrato di cannabinoidi e terpeni. La raccolta può essere di tipo chimico o meccanico, ma in ogni caso il risultato sarà una poltiglia pastosa e appiccicosa, solitamente pressata fino a formare palline o tavolette che in pratica non sono altro che un super concentrato di tricomi. A seconda della tipologia di pianta dalla quale viene estratta e dal metodo utilizzato per la raccolta l’hashish può essere oleosa, più o meno densa e avere colori che vanno dal marrone, al rosso scuro fino a tonalità giallognole.

Differenza percettiva tra hashish e cannabis

In pratica l’hashish non è altro che un concentrato di resina estratta dai fiori, quindi logicamente avrà effetti generalmente più potenti della cannabis (vista l’elevata presenza di cannabinoidi). Ad esempio i livelli di THC che si possono trovare in una cima di marijuana possono arrivare solitamente al 20% (per una varietà piuttosto poderosa) mentre con l’hashish la concentrazione si aggira solitamente tra il 40 e il 50% (anche se è possibile raggiungere picchi anche molto maggiori attraverso complesse estrazioni chimiche).

Come la cannabis l’hashish si può consumare anche per ingestione e anche in questo caso il risultato ottenuto è un high molto maggiore. In particolare per molti consumatori lo sballo da hashish sia per inalazione che per ingestione risulta essere più cerebrale e meno fisico con una predominanza di fenomeni di distorsioni percettive.

Le varietà di hashish

Come per la cannabis anche per le resine fa molta differenza la genetica delle pianta dalla quale viene estratta l’hashish. Ad esempio quella proveniente da una pianta a prevalenza sativa avrà effetti più stimolanti mentre da una a prevalenza Indica sarà più facile ottenere un effetto di stordimento e rilassamento fisico piuttosto potente. Le genetiche miste sono spesso un’ottima scelta per chi vuole mediare un po’ tra questi due estremi.

Come produrre l’hashish

Ottenere hashish a partire dalle infiorescenze di cannabis non è affatto difficile. Ovviamente c’è molta differenza tra le tecniche più complesse e quelle rudimentali per estrarre il kief, principalmente perché queste ultime implicano solitamente una percentuale più bassa di cannabinoidi raccolta. Il modo casalingo per separare i tricomi dalle infiorescenze prevede lo sfregamento a mani nude dei fiori. In pratica la manipolazione di questi ultimi fa si che la preziosa resina si appiccichi alla mano e e si concentri naturalmente sulla pelle in una sorta di pellicola. Questa pellicola va raschiata con una palettina o un cartoncino rigido e conservata in un contenitore sigillato. Un’altra modalità di raccolta prevede l’utilizzo del grinder per tritare le infiorescenze. Infatti molti grinder hanno uno speciale serbatoio dove, in seguito alla triturazione meccanica della cannabis, si raccoglie naturalmente il kief. In seguito alla raccolta il composto ottenuto va pressato a dovere, potrete farlo manualmente lavorandolo fino a formare una pallina o grazie ad una pressa per polline, uno strumento che vi permetterà di ottenere un hashish più denso. In ogni caso è molto importante avere mani, grinder e pressa ben puliti perché la presenza di sporcizia potrebbe alterare la purezza della vostra resina.

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