Per tanti, troppi anni la cannabis è stata vista con sospetto. Ora che – seppur lentamente – sta finalmente venendo riconosciuto il suo valore terapeutico, è importante diffondere una corretta consapevolezza sul suo utilizzo, soprattutto per quanto riguarda le interazioni con i farmaci… molti pazienti che assumono medicinali su prescrizione, infatti, si chiedono se l’uso di cannabis – sia ricreativo che terapeutico – possa interferire con le terapie in corso.
La risposta non è semplice: dipende dal tipo di farmaco, dal dosaggio, dalla frequenza di consumo e dal profilo individuale della persona. Non tutti sanno che alcuni farmaci possono intensificare o limitare gli effetti della cannabis e allo stesso modo è possibile che l’interazione sia inversa e che sia l’utilizzo di cannabis a modificare l’effetto di altri farmaci, portandoli ad avere maggiore o minore efficacia o inducendo reazioni avverse.
Occorre dunque essere molto ben informati quando si decide di consumare cannabis mentre si è sotto cure farmacologiche, perché è fondamentale identificare con attenzione gli effetti che può dare l’associazione tra cannabis e medicinali assunti: andiamo a vedere nel dettaglio le principali categorie di farmaci che possono presentare controindicazioni quando assunti in concomitanza con la cannabis. Mettetevi comodi e buona lettura!
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Farmaci anticoagulanti
La cannabis è nota per poter aumentare l’effetto di farmaci anticoagulanti come l’eparina o la warfarina. Questo significa che l’associazione potrebbe alterare il normale equilibrio della coagulazione del sangue. Il meccanismo non è completamente chiarito, ma si ipotizza un’interferenza a livello metabolico, in particolare sul sistema enzimatico epatico. Se l’effetto anticoagulante viene potenziato oltre il previsto, possono verificarsi:
- sanguinamenti anomali
- formazione di ematomi
- emorragie interne
Va però specificato che per osservare effetti anticoagulanti significativi legati alla cannabis sono generalmente necessari dosaggi elevati e varietà ad alto contenuto di THC. In ogni caso, chi assume anticoagulanti deve sempre informare il medico in caso di consumo di cannabis, anche sporadico, perché piccoli cambiamenti nell’INR (indice di coagulazione) possono avere conseguenze importanti.
Farmaci per la pressione sanguigna
Una delle attenzioni principali riguarda chi soffre di problemi pressori. La cannabis, specialmente quella ad alto contenuto di THC, è nota per poter causare una riduzione della pressione arteriosa, soprattutto nelle prime ore dopo l’assunzione. Il THC stimola alcuni recettori che possono:
- aumentare temporaneamente la frequenza cardiaca
- modificare il tono vascolare
- determinare un calo pressorio anche marcato
Per chi già assume farmaci antipertensivi, questa combinazione può portare a un abbassamento eccessivo della pressione, con sintomi come:
- vertigini
- debolezza
- svenimenti
- visione offuscata
Il rischio aumenta nei soggetti anziani o in chi assume più farmaci contemporaneamente (politerapia). Inoltre, il CBD stesso può avere un lieve effetto ipotensivo, sebbene generalmente più moderato rispetto al THC.
Viagra e altri farmaci metabolizzati dal citocromo P450
Il citocromo P450 è un complesso sistema enzimatico epatico fondamentale per la metabolizzazione di moltissimi farmaci. È lo stesso sistema coinvolto nell’interazione tra alcuni medicinali e sostanze come il succo di pompelmo. Diversi studi hanno dimostrato che dosaggi elevati di cannabinoidi possono inibire alcune isoforme del citocromo P450, rallentando o alterando il metabolismo di vari farmaci. Tra questi troviamo:
- sildenafil (Viagra)
- benzodiazepine
- alcuni antidepressivi
- statine
- antiepilettici
Se il metabolismo viene rallentato, il farmaco può rimanere più a lungo in circolo, aumentando il rischio di effetti collaterali. Al contrario, in altri casi può verificarsi una riduzione dell’efficacia terapeutica. Nel caso del Viagra, è stato osservato che alte quantità di cannabis possono interferire con l’effetto desiderato, riducendo la risposta farmacologica. È importante sottolineare che non si tratta di un effetto automatico o universale, ma il rischio aumenta con dosaggi importanti e uso frequente di cannabis.
Sedativi, antidepressivi, barbiturici, narcotici
Con queste categorie di farmaci il problema principale sta nel fatto che il loro meccanismo d’azione sul sistema nervoso centrale si somma con l’effetto simile prodotto dai cannabinoidi. THC e, in misura minore, CBD possono indurre:
- sonnolenza
- rallentamento dei riflessi
- riduzione della concentrazione
- sensazione di stordimento
Se associati a sedativi, barbiturici o narcotici, questi effetti possono diventare più marcati. Per quanto riguarda gli antidepressivi triciclici, è importante sapere che l’assunzione contemporanea di cannabis può amplificare alcuni effetti collaterali antimuscarinici, come:
- tachicardia
- secchezza delle fauci
- confusione
In breve? Il farmaco “spegne” un interruttore del corpo che fa funzionare cose normalmente automatiche (compresa anche per l’appunto la salivazione o le funzioni urinarie). L’associazione non è automaticamente pericolosa, certo… ma richiede cautela e monitoraggio medico.
Farmaci anticolinergici e simpaticomimetici
I farmaci anticolinergici (come atropina, scopolamina, ipratropio, tiotropio, solifenacina, darifenacina, ossibutinina e triesifenidile) agiscono inibendo l’attività dell’acetilcolina nel sistema nervoso. I farmaci simpaticomimetici (come amfetamine e adrenalina) stimolano invece il sistema nervoso simpatico. Se assunti in concomitanza con cannabis ad alto contenuto di THC, possono verificarsi effetti cardiovascolari accentuati, come:
- tachicardia
- aumento della pressione
- palpitazioni
L’effetto combinato può risultare problematico in soggetti con predisposizione a disturbi cardiaci.
Oppioidi
L’effetto antidolorifico degli oppioidi può essere sostenuto dal consumo di cannabis, e questo è un fattore considerato positivo in alcune strategie terapeutiche. In ambito medico, l’associazione controllata può consentire una riduzione del dosaggio degli oppioidi, con potenziale diminuzione del rischio di dipendenza. Tuttavia, anche l’effetto sedativo del farmaco può sommarsi con quello indotto dalla cannabis. In dosaggi elevati, la combinazione può aumentare il rischio di:
- eccessiva sedazione
- confusione
- riduzione della vigilanza
Nei casi più gravi, soprattutto con oppioidi potenti, il rischio teorico riguarda la depressione respiratoria, anche se le evidenze attuali suggeriscono che il CBD non aumenti significativamente questo rischio. Le interazioni tra farmaci e cannabis non devono generare allarmismo, ma consapevolezza. In molti casi l’associazione può essere gestita senza problemi, e talvolta può perfino avere effetti sinergici utili. Tuttavia, l’autogestione senza consulto medico può essere rischiosa. Le variabili da considerare sono molte:
- tipo di cannabinoide (THC o CBD)
- dosaggio
- frequenza di consumo
- via di assunzione
- condizioni cliniche del paziente
- altri farmaci assunti
La regola più importante resta una: informare sempre il proprio medico se si utilizza cannabis, soprattutto in presenza di terapie croniche. La cannabis non è automaticamente incompatibile con i medicinali, ma come qualsiasi sostanza attiva, richiede attenzione, informazione e buon senso.






