Cannabinoidi e patologie cardiache: problemi di cuore e cannabis

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Sul web impazzano gli articoli che correlano le patologie cardiache con l’assunzione di cannabis. Si tratta di uno dei tanti pregiudizi che da sempre sono legati al mondo della canapa, come quello che dice che fumare marijuana in adolescenza causi problemi al cervello.

Sempre con l’obiettivo di fare chiarezza e di fornire sempre notizie attendibili abbiamo deciso di affrontare questo argomento dal punto di vista scientifico e di analizzare la letteratura medica attualmente disponibile per capire se i cannabinoidi possono davvero causare problemi cardiaci o aggravare condizioni preesistenti.

Abbiamo deciso di affrontare questo argomento un po’ spinoso perché ci siamo resi conto che le notizie in merito erano davvero discordanti e spesso poco approfondite. Molte persone ci hanno chiesto se la cannabis faccia male al cuore o se è vero che chi ha problemi cardiaci non dovrebbe assolutamente consumarla. Questi ragionamenti sono giustamente scaturiti dalla recente diffusione dei risultati di due ricerche presentate dall’American Heart Association (AHA) che hanno sollevato molte preoccupazioni tra i consumatori di cannabis.

Gli studi dell’American Heart Association

Il primo studio è l’analisi di un sondaggio nazionale che confronta la frequenza del consumo di cannabis con l’incidenza di ictus in persone di età compresa tra 18 e 44 anni in un bacino di 43.860 partecipanti. Secondo i risultati il 13,6% aveva assunto marijuana nei 30 giorni prima dello scatenamento del problema di salute. Analizzando lo scritto risulta evidente che la forma di sondaggio non può essere totalmente affidabile, perché non si tratta di uno studio di tipo controllato (quelli universalmente riconosciuti come scientificamente affidabili), le persone intervistate sono facilmente influenzabili e riportano spesso dati parziali.
Inoltre i dati analizzati dai ricercatori riportano solo una possibile correlazione tra insorgenza di ictus e cannabis (consumata come? Di che tipologia?) senza individuare alcun tipo di rapporto causa effetto. Un dato da non sottovalutare è che molti degli intervistati riportavano utilizzo parallelo di abbondante alcool e sigarette, che non è stato però investigato.

Il secondo studio su questo argomento presentato dall’American Heart Association è anch’esso un sondaggio che avrebbe sottolineato una connessione tra consumo di marijuana e rischio di aritmia cardiaca nei giovani. Ha riguardato ragazzi e giovani adulti di età compresa tra 15 e 34 anni che dichiaravano un consumo abituale di cannabis, il risultato di questo sondaggio indica un rischio aumentato dal 47% al 52% di sviluppo di aritmie cardiache.

Con questi dati alla mano abbiamo deciso di cercare un po’ più di notizie ed evidenze scientifiche, per capire meglio come la scienza giudichi gli effetti della cannabis sul nostro sistema cardiovascolare.

Cosa dicono oggi gli studi scientifici su cannabis e patologie vascolari?

Gli articoli scientifici che stabiliscono che la cannabis può avere effetti negativi a livello di salute cardiovascolare si sprecano, ma se si analizzano con attenzione si può notare come molti siano piuttosto superficiali e altri alquanto datati.
Per capire se il parere scientifico sia mutato a causa di nuove scoperte ci siamo letti un’interessante revisione della letteratura che affrontava proprio questo tema: “Associations Between Marijuana Use and Cardiovascular Risk Factors and Outcomes: A Systematic Review” ovvero una revisione sistematica dell’associazione tra il consumo di marijuana e l’insorgenza o l’aumento di fattori di rischio cardiovascolari. Nel 2018 un gruppo di ricercatori ha deciso di porre in riesame diversi studi in lingua inglese su questo tema e capire dove portavano i risultati. La prima delle considerazioni fatte dagli studiosi riguarda una serie di difetti che caratterizzavano in generale gli studi analizzati, nei quali è rintracciabile una scarsa qualità dei dati e in particolare una valutazione non adeguata del livello di consumo di marijuana nei soggetti presi in esame.

Ad esempio diversi studi consideravano “consumatore di marijuana” chiunque avesse risposto positivamente alla domanda “hai mai fatto uso di marijuana?“. Questo non permette di fare distinzione tra chi consuma cannabis in modo abituale e chi lo ha fatto per brevi periodi o anche una sola volta nella vita. Per questa e altre leggerezze i ricercatori sono giunti alla conclusione che gli studi non fossero affidabili e che le prove di correlazione tra problemi cardiaci e consumo di cannabis fossero ancora insufficienti. Con il termine “insufficienti” non intendevano che non esista la possibilità di danni ma che attualmente siamo ancora lontani dallo stabilire un rapporto causa effetto tra consumo e insorgere della patologia.

Per fare chiarezza abbiamo deciso di affidarci alle parole del Dott.Franjo Grotenhermen presidente della IACM (International Association for Cannabinoid Medicines), associazione impegnata nella diffusione di conoscenze scientifiche sulla cannabis, il quale spiega che “L’effetto complessivo dell’uso di cannabis sulla frequenza degli attacchi di cuore non è noto e può essere accertato solo con studi epidemiologici longitidudinali. Ci sono alcuni studi e casi clinici che supportano il presupposto che l’uso di cannabis possa essere dannoso nelle persone con malattie coronariche e che possa scatenare un attacco di cuore. Ma questo sembra essere un evento raro”.

Il Dottore aggiunge che ci sono alcuni effetti farmacologici della cannabis che possono agire da fattore preventivo e alcuni che possono essere dannosi.

I dannosi sono una diminuzione di ossigeno al cuore con il consumo concomitante di tabacco (per la produzione di monossido di carbonio), un aumento della frequenza cardiaca di circa il 45% in media nella prima ora dopo il fumo (perfettamente sostenibile da un cuore nomale), sbalzi nella pressione cardiaca. 

Quelli che possono agire da fattore preventivo per l’insorgenza di problemi cardiaci sono il rilassamento delle coronarie per chi soffre di angina, l’azione anticoagulante dei cannabinoidi, l’effetto antinfiammatorio.

Insomma secondo Franjo Grotenhermen “per chi ha patologie coronariche il rischio di attacco di cuore dato dal consumo di cannabis può essere da considerare come lo è per fare una passeggiata o fare sesso”, due attività che possono sottoporre il cuore ad un lavoro più importante ma non per questo considerabili dannose per la salute e da escludere completamente dalle nostre abitudini, nemmeno per chi ha problemi cardiaci!

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