Cannabis e disturbi mentali: un pericolo o una possibile cura?

Per anni la medicina tradizionale ha sostenuto che il consumo di cannabis potesse scatenare l’insorgenza di disturbi mentali o esacerbarli in caso di condizione preesistente. Oggi molte ricerche sembrano sostenere esattamente il contrario, ovvero che i cannabinoidi potrebbero essere addirittura impiegati nella cura delle malattie della psiche. A noi piace approfondire questi argomenti tanto dibattuti e abbiamo deciso di mettere insieme un po’ di dati scientifici per capire qualcosa di più sul ruolo della cannabis nelle malattie mentali.

Partiamo dicendo che, indagando tra le ricerche cliniche ad oggi pubblicate, non siamo riusciti a trovare una conclusione o bianca o nera su questo argomento, infatti troppe sono le ricerche inconcludenti o quelle contrastanti tra loro quando si parla dell’effetto dei cannabinoidi sul cervello umano e sulle sue funzioni e disfunzioni. Sicuramente questa è una parentesi ancora da approfondire a livello medico e scientifico, specialmente quando di mezzo ci sono disturbi del comportamento o conclamate  psichiatriche.

Però quello che abbiamo trovato specificato nella maggior parte delle ricerche più recenti è che, diversamente da quanto sostenuto in passato dalla medicina, il consumo anche consistente di cannabis non provoca disturbi psichiatrici cronici in persone sane. Ci sono molti casi in cui questa abitudine è riportata come uno dei fattori scatenanti dell’insorgenza di crisi psicotiche in soggetti predisposti ma, allo stesso tempo, molti specialisti sostengono che la cannabis possa essere utile nella gestione dei sintomi di molti disturbi psichiatrici. Potete quindi capire perché sia tanto difficile prendere una posizione su questo argomento, i dati sono tanti e decisamente contrastanti.

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Attacchi di panico da cannabis

Partiamo dalla più comune delle tesi, quella che un consumo massiccio di cannabinoidi possa provocare sintomi psicotici e attacchi di panico transitori; è un fenomeno abbastanza comune: battito cardiaco accelerato e improvvisa sensazione di ansia incontenibile. A provocare questo stato è una semplice reazione biochimica indotta dai cannabinoidi (in particolare dal THC). Se la maggior parte delle volte consumare cannabis ha un effetto equilibrante sulla psiche e dona relax a tutto il corpo, a volte (specialmente quando esiste una condizione di stress preesistente) può avere effetto contrario e scatenare una reazione chiamata in gergo psicologico “fuggi o combatti”, una sorta di allerta del corpo e della mente. Se in una persona che non ha problemi particolari di tipo psicologico questa situazione può essere sgradevole ma facilmente gestibile, in una persona che ha una patologia psichiatrica l’esperienza può risultare molto più impegnativa da gestire e può scatenare un peggioramento della sintomatologia preesistente (o far esacerbare sintomi fino a questo momento lievi).

Il successo dell’auto-cura dei disturbi psichiatrici con la cannabis

Ma allora se chi soffre di problemi psicologici e psichiatrici può peggiorare a causa degli effetti della cannabis perché moltissimi studi avvallano la tesi che i cannabinoidi possano essere una possibile cura o un sostegno nella gestione dei sintomi delle malattie mentali? Tutto è nato dalla tendenza di moltissimi pazienti affetti da questo tipo di patologie a cercare una forma di auto-cura nel consumo di cannabis.
In pratica anche quando la medicina non contemplava nemmeno l’idea di questo tipo di trattamento, moltissime persone si sono rese conto che il consumo di cannabis le aiutava a gestire i picchi di patologie come depressione maggiore, schizofrenia e disturbi bipolari.
Oggi sappiamo che il CBD ha la capacità di rilassare corpo e mente, che i cannabinoidi interagiscono con il sistema endocannabinoide riequilibrando l’omeostasi del corpo e donando una sorta di equilibrio benefico. Sicuramente è questo il motivo per il quale la cannabis risulta utile per alleviare i sintomi ansiogeni e stressanti nelle persone che soffrono tali disturbi. Purtroppo però l’instabilità di questi processi fa si che se per molto tempo la cannabis può essere fonte di tranquillità, in un determinato momento possa scatenare invece una sorta di reazione inversa ed esacerbare il problema.

Sono necessari studi più specifici e approfonditi

Per questo motivo anche se numerosi pazienti hanno riportato ai propri medici l’esperienza positiva indotta dal consumo di cannabis nel controllo delle patologie psichiatriche la possibilità di scatenare questi eventi avversi ha notevolmente limitato l’intenzione di approfondire le ricerche su questo particolare tema scientifico.

Altro capitolo molto complesso è quello che riguarda le differenze tra gli effetti del THC e del CBD; infatti questi due cannabinoidi hanno risvolti molto diversi sulla psiche umana e ad esempio moti studi sulla somministrazione del CBD per la cura di patologie psichiatriche (soprattutto della schizofrenia) hanno dimostrato un discreto effetto di stabilizzante dell’umore. Per questo motivo il CBD sta attirando l’attenzione in modo molto più marcato rispetto al THC negli studi riguardanti la gestione dei disturbi psicologici e psichiatrici.

Siete interessati ad approfondire l’argomento? Ecco una serie di studi scientifici molto interessanti che offrono una panoramica varia sul questo argomento tanto sfaccettato e complesso:

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20353783

www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6007658/

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26886046

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29789034

www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29241357

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