Cannabis e religione: induismo, rastafarianesimo, taoismo e cristianesimo

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La cannabis (a proposito, conosci la differenza tra hashish e cannabis?) è stata ed è tuttora una pianta fortemente correlata all’ambito spirituale e religioso, in molte culture è considerata addirittura sacra e viene utilizzata dagli uomini di fede durante le cerimonie religiose.

Ma per quale motivo alcune culture accettano e tramandano l’uso cerimoniale della cannabis mentre altre religioni ne demonizzano il consumo? Non è certo semplice rispondere a questa domanda ma in questo articolo dopo aver analizzato il rapporto tra religione e cannabis proveremo a darci una risposta.

Le origini del rapporto tra cannabis e religione

É probabile che tutto sia iniziato con l’uso della pianta come incenso cerimoniale insieme ad altre erbe dai poteri rilassanti. Grazie all’inalazione di fumi ad alto contenuto di THC e CBD gli sciamani di molte religioni primordiali potrebbero aver avuto le prime esperienze mistiche e aver deciso che questi erano decisamente fiori sacri da tenere in alta considerazione. Con il passare del tempo questi sacerdoti e santoni avrebbero considerato i fumi magici una via assicurata per il contatto con la divinità, il mondo spirituale o quello naturale. Quello che è sicuro è che la cannabis è citata in molti testi sacri delle religioni più importanti al mondo tra le quali possiamo citare buddismo, taoismo, scintoismo, sufismo e addirittura cristianesimo oltre a far parte della tradizione orale religiosa di tantissime tribù africane e sudamericane.

Cannabis nell’antico testamento

Sarete curiosi di sapere qual è il collegamento tra cristianesimo e marijuana? Bene, pare che quest’ultima sia stata citata nientemeno che nell’antico testamento, una teoria sostenuta da Suana Benet, un’antropologa il cui lavoro ruotava attorno allo studio delle usanze religiose ebraiche e polacche. Ella propose in un suo scritto del 1936 che le prime traduzioni dell’Antico Testamento dall’ebraico al greco fossero state travisate e che, dove venivano citate le parole ebraiche “kaneh”, “kaneh ha-tob” e “kaneh-bosem” (tutte presenti diverse volte nel testo sacro e riferite alla produzione di oli sacri), ci si riferisse alla pianta di canapa e non come suggerito dalle traduzioni greche “calamo” ovvero canna o giunco. Certo questa è solo un’ipotesi ma molti linguisti l’hanno successivamente creduta veritiera.

Rastafarianesimo e cannabis

Il rastafarianesimo è una religione monoteista nata negli anni ’30 grazie al predicatore giamaicano Leonard Howell che venera l’imperatore Haile Selassie I d’Etiopia come la reincarnazione di Gesù Cristo e identifica negli africani il popolo eletto e nell’Etiopia la terra promessa. Il rastafarianesimo è molto legato alla cannabis, anche se in modo particolare. Infatti i rastafariani non approvano l’uso della cannabis semplicemente per sballarsi e addirittura condannano l’uso di altre sostanze, come tabacco, caffeina, alcool o droghe pesanti, considerati veleni per il corpo e la mente. La cannabis è considerata invece l’erba della saggezza e viene consumata in un rituale religioso chiamato “sessioni di ragionamento” in una sorta di meditazione di gruppo che avvicina l’io spirituale interiore a Dio oppure usata per le sue caratteristiche medicinali dai guaritori locali.

Cannabis nell’induismo e taoismo

Il taoismo cinese si basa sulla filosofia di Lao Tzu e sottolinea l’importanza di fare ciò che è naturale e di “seguire il flusso” ovvero il Tao, una forza cosmica che scorre attraverso tutti gli esseri viventi e mantiene l’equilibrio nell’universo. A partire dal IV secolo d.C. molti testi taoisti menzionano l’uso della cannabis che veniva bruciata negli incensieri rituali per respirare i suoi “fumi allucinogeni”.
Anche nei Veda, i più sacri testi indù, la cannabis viene citata come una delle cinque piante sacre: si legge che un angelo abita le sue foglie e che la canapa è stata regalata agli uomini dalle divinità per compassione (affinché alcuni mortali potessero raggiungere la felicità e dimenticare la paura della morte almeno per qualche minuto). Anche oggi basta andare in india per vedere tantissimi baba e santoni fumare cannabis all’interno e fuori dai templi, sebbene per gli altri cittadini il consumo venga punito severamente dalla legge.

Questi sono solo alcuni esempi di religioni storicamente legate alla cannabis, alcune hanno oggi dimenticato il valore spirituale che un tempo attribuivano a questa pianta mentre altre mantengono alta la loro considerazione nei confronti della pianta di canapa e dei suoi derivati.
Perché alcune culture sono più propense ad accettarla e addirittura ne fanno una questione spirituale? Crediamo che molto dipenda da quanta importanza ha per queste popolazioni il rapporto diretto tra natura, uomo e divinità… insomma, più la religione ha una spiritualità naturale e più la cannabis viene accettata e utilizzata come mezzo per sentirsi in comunione con ciò che circonda l’uomo. È probabile che la connessione tra cannabis e cerimoniali religiosi sia stata innescata dalla naturale positività e dal senso di accettazione che il suo consumo innesca.Davanti a essa i problemi della vita sembrano spesso marginali e ci si sente pronti ad accettar ciecamente ciò che ci riserva il futuro.
E cos’è la religione se non cieca accettazione di qualcosa che non possiamo dimostrare? Sicuramente un altro punto a favore del rapporto positivo tra religione e marijuana è dato dalla forte componente naturale di molti movimenti religiosi, più è spiccato questo lato e più è probabile che quest’erba prodigiosa non solo venga accettata ma che diventi anche parte integrante del cerimoniale specifico del credo in questione.

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