Effetti collaterali della chemioterapia: i benefici della cannabis terapeutica

Oggi la cannabis a livello internazionale viene studiata per le sue possibili applicazioni mediche probabilmente più di ogni pianta o composto vegetale al mondo. Molti ambiti sono ancora da approfondire mentre su alcuni altri esiste già una letteratura scientifica abbastanza completa che non lascia dubbi sui benefici che il corpo umano può trarre dall’utilizzo di cannabinoidi. Tra questi, allo stato attuale delle ricerche, ciò che è certo è che i cannabinoidi possono essere incredibilmente utili per il trattamento di nausea e vomito indotti dalla chemioterapia, vediamo insieme il perché in questo articolo.

Cos’è la chemioterapia e come agisce sull’organismo

La chemioterapia è, insieme alla radioterapia, uno dei trattamenti farmacologici più utilizzati e universalmente riconosciuti come efficaci per la cura del cancro. Anche se i composti moderni sono sempre più complessi e promettono effetti collaterali limitati, questo tipo di trattamento agisce in modo parecchio aggressivo, prendendo di mira le cellule “malate” e distruggendole. Ovviamente questo processo di sterminio delle cellule cancerose (spesso combinato con l’utilizzo anche di radiazioni) debilita in modo significativo il corpo che spesso subisce effetti collaterali anche di grave entità, primo tra tutti la comparsa di nausee e vomito successivi ai trattamenti, ma anche un calo importante dell’appetito che può sfociare in una forma severa di malnutrizione.

Come può aiutare la cannabis durante la chemioterapia

La cannabis e in particolare le sue infiorescenze hanno innate proprietà innate, sono utilissime per contrastare o limitare alcuni degli effetti collaterali più comuni dati dalla chemioterapia. Per questo motivo sono nati moltissimi farmaci a base di cannabinoidi sintetici che vengono prescritti in casi importanti di intolleranza ai chemioterapici come il nabilone, oppure a molti pazienti viene proposta la cannabis terapeutica. In Italia la legge prevede l’utilizzo di cannabis terapeutica in questi casi, ma purtroppo la prescrizione e il reperimento di questo farmaco naturale non sono semplici e immediati come dovrebbero essere. Per questo molti pazienti si curano con la cannabis in autonomia, proprio perché i risultati sono quasi sempre assolutamente positivi per rinunciare a questo tipo di trattamento. La ricerca scientifica più recente conferma che in tantissimi casi i cannabinoidi sono più efficaci dei farmaci solitamente utilizzati nel controllo di nausea e vomito provocati dalla chemioterapia.

La prima scelta dei pazienti, non solo per contrastare vomito e nausea

Molto spesso i pazienti stessi trovano il consumo di cannabinoidi più piacevole e meno invasivo e si prestano più volentieri a questo tipo di trattamento che ad altri; terapia che si dimostra parallelamente molto utile anche come coadiuvante nella cura dell’umore, della malnutrizione e della depressione correlata alle patologie tumorali e alla chemioterapia. Diversi studi (ormai riconosciuti a livello internazionale) si concentrano infatti sulla stimolazione dell’appetito indotta dall’assunzione di cannabinoidi come il THC, importantissima per fare in modo che i pazienti sotto farmaci chemioterapici ritrovino la voglia e il gusto di alimentarsi. Inoltre un altro aspetto fondamentale è l’azione antinfiammatoria e antidolorifica che cannabinoidi come il CBD svolgono nel corpo umano che li porta a risultare utilissimi per prevenire e contrastare gli stimoli dolorosi causati dal bombardamento chemioterapico o dalla malattia stessa.

Il ruolo preziosissimo della cannabis terapeutica come coadiuvante dei trattamenti chemioterapici è innegabile e da tutta Italia arrivano testimonianze positive di molte persone che stanno affrontando cure invasive con questo aiuto. La cannabis anche questa volta pare essere una vera e propria manna dal cielo, peccato solo che ancora questa cosa sia per alcuni italiani tanto difficile da accettare.

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