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Cannabis Light: aumentano le querele di diffamazione contro Salvini

Sono ormai decine le querele sporte nei confronti del ministro degli interni Salvini da parte di gestori di canapa shop provenienti da tutta Italia.

Dopo le dichiarazioni del ministro, secondo il quale i cannabis light shop costituiscono “luoghi di diseducazione di massa” e “centri di spaccio”, gli imprenditori del settore dicono basta.
L’iniziativa è partita lo scorso 25 giugno da Gessica Berti, titolare di un punto vendita di Budrio in provincia di Bologna.

“Lei, ministro, ha creato un danno economico ingente con le sue parole, i clienti hanno paura a entrare a causa delle sue affermazioni. Si sentono offesi e minacciati, hanno paura di ripercussioni personali per l’acquisto di un prodotto che è legale”.
E ancora: “La invito caldamente a venire a vedere cosa facciamo in questi negozi, che abbiamo aperto con il permesso dello Stato, e dentro i quali vendiamo merce su cui paghiamo il 22% di IVA”.

Dopo aver sporto la propria querela, la commerciante di Budrio avrebbe avuto notizie nelle ore subito successive di almeno altri 15 colleghi che hanno intrapreso la stessa azione legale.
Il numero continua a crescere e al momento anche i titolari di tre punti vendita di Benevento hanno dichiarato la propria adesione a questa forma di protesta.
Attualmente Gessica Berti è impegnata nella ricerca di referenti regionali per poter raggruppare tutti gli imprenditori del settore che, come lei, non ci stanno più.

Lo scopo della querela per diffamazione nei confronti di Matteo Salvini non è tanto un risarcimento economico, ma l’attenzione e la visibilità sui media per poter spiegare agli italiani come stiano davvero le cose.
“Questa denuncia non è un atto di coraggio, ma un atto di coscienza. Dobbiamo far capire che non siamo degli spacciatori, ma degli imprenditori” ha detto Gessica.
“Vogliamo sensibilizzare al massimo la popolazione e portarla dalla nostra parte, fino a quando diverremo la maggioranza. Stiamo facendo una cosa mai fatta prima d’ora in Italia, invece di subire o reagire violentemente ai soprusi del governo, usiamo la legge per querelare un ministro che ha offeso e diffamato un settore, impedendogli di operare in pace”.

L’avvocato Lorenzo Simonetti di Tutela Legale Stupefacenti si è offerto di seguire personalmente e a titolo gratuito le querele, e ha consigliato caldamente di raccoglierle nel minor tempo possibile, con limite massimo il 15 luglio.

L’azione può essere intrapresa da chiunque, operatori del settore della cannabis e non.
Gessica Berti in primis esorta imprenditori, lavoratori, coltivatori, consumatori, ma anche famigliari e amici a unirsi alla protesta.

Cannabis Light aumentano querele diffamazione contro Salvini

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