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Fame chimica da cannabis: cos’è e come controllarla

Uno degli effetti collaterali più incontrollabili del consumo di cannabis è la “fame chimica”, un’improvvisa voglia di mangiare qualcosa di buono che si deve assolutamente soddisfare. Non è necessariamente una controindicazione totalmente negativa, in quanto in questi momenti molti cibi sembreranno ancora più buoni e sarà bellissimo riempirsi la pancia. Detto questo chi è a dieta potrebbe non gradire la tendenza ad abbuffarsi che arriva dopo un joint. Cerchiamo quindi di capire esattamente cosa sia questa alterazione dell’appetito e come gestirla al meglio.

Non tutti avvertono questa sensazione, ma certamente l’impulso tanto irrefrenabile di smangiucchiare legato all’utilizzo di cannabis è una condizione piuttosto comune. In questi momenti anche quando ci si dovrebbe sentire sazi, perché a stomaco pieno c’è chi si ritrova a percepire una grande fame che difficilmente si placa senza intervenire, sensazione che a volte porta a vere e proprie abbuffate poco sane.

La fame chimica non è una leggenda metropolitana, è effettivamente provocata dall’assunzione di marijuana o hashish e può essere un grave problema per chi soffre di scompensi metabolici o è dedito ad un rigido controllo del bilancio alimentare (per la gestione del peso o altri motivi).

Cerchiamo di comprendere di che cosa si tratta esattamente e avremo anche qualche strumento in più per limitarla o evitarla.

Perché la cannabis fa venire una gran fame?

Questo fenomeno diffusissimo colpisce tantissimi affezionati della cannabis ed è soprannominato simpaticamente “the munchies”, si diventa famelici e si inizia a cercare cibo ovunque ingurgitando e rosicchiando un po’ di tutto come se non si avesse più controllo delle proprie azioni.

Si tratta a tutti gli effetti di un’alterazione della percezione del senso di fame che ci porta a dover soddisfare un’impellente bisogno di nutrirci come se fossimo a completo digiuno (anche quando abbiamo mangiato da poco). La sintomatologia tende a comparire di norma dai 30 minuti fino a un’ora dopo aver fumato e si placa con l’assunzione di una buona dose di cibo, il nostro istinto “sballato” tra l’altro ci porterà spesso a selezionare cibi grassi e zuccherini. Non è ovviamente un caso che la marijuana terapeutica sia una cura anche in caso di inappetenza grave, la fame chimica infatti aiuta chi normalmente non ha appetito a ritrovare la voglia di nutrirsi.

Di base è THC il responsabile di questo fenomeno particolare, come vi abbiamo raccontato in questo articolo sugli effetti collaterali della cannabis questo principio psicoattivo stimola in modo particolare i neuroni presenti nel nostro cervello alterando la percezione del senso di fame, il gusto e anche l’olfatto. In pratica i neuroni che dovrebbero comunicare al nostro corpo il senso di sazietà iniziano a lavorare in modo opposto e comunicano a cervello e corpo che è arrivato il momento di mangiare anche se lo stomaco è pieno. Il loro corretto funzionamento serve a mantenere il corpo nella giusta forma, infatti al termine di un pasto quando inizia la digestione questi neuroni innescano la produzione di caratteristici ormoni anoresizzanti che limitano la nostra voglia di mangiare a quando ne abbiamo effettivamente bisogno; con l’assunzione di THC la fame non solo non si placa ma solitamente si amplifica ed è difficilmente controllabile (complice un aumento della sensibilità olfattiva e gustativa che ci va venire l’acquolina in bocca praticamente per ogni cosa commestibile).

Fame chimica: come gestirla in modo intelligente e cosa mangiare

Avrete notato come la fame post cannabis si manifesti solitamente dopo mezz’oretta dall’assunzione, a volte sembra implacabile mentre altre appare piuttosto leggera. Non solo questa condizione è decisamente soggettiva (alcuni individui la vivono più di altri) ma è anche influenzata da alcune variabili che possono condizionarne la comparsa. La prima è certamente la tipologia di cannabis assunta: è infatti la concentrazione di THC a modulare la comparsa del pazzo senso di fame. Maggiore è la percentuale di THC e più probabilità ci saranno di sentire l’appetito crescere. Inoltre anche la modalità di assunzione influisce sull’entità della fame chimica. La vaporizzazione è generalmente più generosa in quanto potenziale di assimilazione di cannabinoidi, ne fornisce di più rispetto al classico joint, mentre con gli edibles la fame risulta generalmente più controllabile.

Quindi oltre a prediligere edibles (sani e light) oppure joint rispetto a vaporizzatori e privilegiare cannabis al CBD piuttosto che varietà ricche di THC ci sono altre strategie per limitare le entrate caloriche dovute alla fame chimica. Per prima cosa ovviamente si dovrebbero consumare cannabinoidi quando ci si trova realmente a stomaco vuoto (e si dovrà comunque mangiare prima o poi). Poi è intelligente organizzare degli snack specifici che possono soddisfare i nostri appetiti senza pesare troppo sul nostro bilancio calorico: degli snack sani che tengano la nostra mandibola occupata e che ingannino il nostro cervello senza farci ingrassare o scompensare la dieta. Chips di mela, fiocchi di riso, yogurt magro, biscotti d’avena light, ma anche frutta fresca e verdura. Ovviamente meglio non avere a portata di mano cibi altamente calorici e dolci (biscotti, patatine e gelati sono terribili tentatori). Se la fame non ci molla è necessario distrarci e trovare espedienti ricreativi in grado di distogliere la nostra attenzione dal pensiero fisso del cibo, un buon film, una passeggiata o una telefonata con un amico.

Un trucco molto utile per recuperare il senso di sazietà è bere molta acqua, magari con un po’ di succo limone che aiuta a contrastare la sensazione di “sballo” e a mantenersi lucidi e concentrati. Se la vostra è una voglia di zuccheri dovuta invece ad un calo pressorio potreste comunque concedervi un cioccolatino o un cucchiaino di zucchero, se non avete scompensi glicemici di certo non vi farà male e aiuterà a placare “the munchies” senza troppe sofferenze.

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