Cannabis Light: agricoltori e venditori organizzano sit-in davanti al MISE

Cannabis Light agricoltori venditori organizzano sit-in davanti MISE

Lo scorso martedì 11 giugno si è svolto un sit-in davanti al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).
A organizzarlo sono stati gli imprenditori e i lavoratori della filiera della canapa, ultimamente oggetto di minacce da parte del Ministro degli Interni Salvini e messa alle strette dalla recente sentenza della Cassazione del 30 maggio.
Sì, perchè oltre alla propaganda proibizionista organizzata dalla Lega in vista delle elezioni politiche, a gettare ancora più preoccupazione e incertezza ha contribuito anche la Cassazione, che non ha di fatto chiarito come possano e debbano lavorare gli impiegati del settore.

A dare supporto e visibilità al corteo si è unito l’ex viceministro dell’Economia, Stefano Fassina, che ha dichiarato: “Sarebbe una sciagura porre fine a tutto questo. Quello dei cannabis shop è una operazione di mercato win win: vincono gli imprenditori, vincono i lavoratori, vincono i consumatori. Gli unici a perdere sono mercato nero e criminalità organizzata.

La manifestazione pacifica denominata “La Canapa ci unisce” ha visto riunirsi agricoltori, imprenditori e commercianti da tutta Italia, con un unica richiesta in comune: che il settore venga finalmente regolamentato a dovere.
I numeri parlano chiaro: secondo Coldiretti, il fatturato del business della canapa nel 2018 si aggirava intorno ai 150 milioni di euro, contro i 40 milioni dell’anno precedente. Ciò evidenzia una crescita esponenziale nel giro di pochissimi mesi ed è sufficiente per difendere a spada tratta coloro che desiderano soltanto continuare per questa strada. Sono decine di migliaia i lavoratori a rischio, i quali dall’oggi al domani hanno visto mettere in dubbio la liceità della propria attività in cui hanno speso energie, tempo e denaro.

Dopo la sentenza del 30 maggio, a causa della cattiva informazione da parte di forze dell’ordine e mass media, tanti punti vendita hanno deciso di chiudere o rimuovere i prodotti “incriminati”, proprio per non rischiare ripercussioni causate da una dichiarazione confusa della cassazione.

“Questa è una storia italiana, che va portata avanti e non criminalizzata. L’Italia ha una tradizione centenaria sulla lavorazione della canapa, e mentre il suo commercio prolifera in tutto il mondo, noi non possiamo assolutamente uscire da questo mercato.
“Vogliamo tutela sia per il coltivatore che per il commerciante.”

“La filiera non ha senso se non viene permessa la libera vendita del fiore con THC sotto lo 0,5%, quindi privo di efficacia drogante. Se un prodotto non viene regolamentato dall’inizio alla fine, non ha senso. In parlamento avranno molto di cui discutere”.

Sono solo alcune delle dichiarazioni dei manifestanti presenti di fronte al MISE.

Durante la mattinata una delegazione dei presenti ha potuto avere un confronto più formale con alcuni membri del parlamento, tra cui Michele Sodano, Davide Aiello, Antonio Lombardo, Dedalo Pignatone, Lello Ciampolillo del Movimento 5 Stelle e Riccardo Magi dei Radicali, per chiedere un emendamento immediato che ponga fine alla minaccia del vuoto normativo.

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