Cannabis Light Terapeutica

CBD come Antinfiammatorio per il Lipedema

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Il lipedema è una patologia cronica ancora poco conosciuta e, proprio per questo, spesso difficile da riconoscere e trattare. Negli ultimi anni, tuttavia, si è iniziato a parlare di come il CBD possa essere d’aiuto nel combattere questa condizione: il cannabidiolo è infatti studiato per le sue proprietà analgesiche e per la sua capacità di interagire con diversi meccanismi coinvolti nella risposta infiammatoria. Da qui nasce una domanda abbastanza naturale: potrebbe essere utile anche per chi soffre di lipedema?

La risposta richiede una certa cautela: ad oggi non esistono prove sufficienti per considerare il CBD una terapia specifica contro il lipedema e gli studi dedicati direttamente a questa associazione sono molto limitati. Esistono però ricerche sul CBD, sull’infiammazione e sul dolore cronico che permettono di formulare alcune ipotesi interessanti. Vediamo quindi cosa sappiamo davvero, senza trasformare una possibilità ancora da studiare in una cura già dimostrata.

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Che cos’è il lipedema

Il lipedema è una malattia cronica caratterizzata da un accumulo anomalo di tessuto adiposo sottocutaneo, soprattutto nella parte inferiore del corpo. Colpisce prevalentemente le donne e interessa spesso fianchi, cosce e gambe, anche se in alcuni casi può coinvolgere anche le braccia. Una delle caratteristiche più evidenti è la sproporzione tra tronco e arti: una persona può avere una parte superiore del corpo relativamente sottile e un accumulo di tessuto adiposo molto più pronunciato sulle gambe. Proprio per questo il lipedema viene talvolta scambiato per semplice sovrappeso o obesità… ma non è così.

Il tessuto interessato dal lipedema non risponde alla perdita di peso nello stesso modo del normale grasso corporeo e la patologia presenta sintomi che vanno ben oltre l’aspetto estetico. Uno dei più comuni è il dolore. Le zone interessate possono risultare particolarmente sensibili alla pressione e, nei casi più importanti, provocare un dolore persistente che accompagna la persona anche durante le normali attività quotidiane. Possono inoltre comparire pesantezza degli arti, facilità alla formazione di lividi e difficoltà nel movimento. Le cause del lipedema non sono ancora completamente chiarite.

La netta prevalenza nella popolazione femminile e la frequente comparsa o evoluzione della malattia durante periodi di cambiamento hanno portato i ricercatori a ipotizzare un ruolo importante degli ormoni. Anche la componente genetica sembra avere un ruolo, dal momento che il lipedema può presentarsi in più persone appartenenti alla stessa famiglia. Alcune evidenze suggeriscono inoltre che i processi infiammatori possano contribuire alla fisiopatologia della malattia, anche se il loro ruolo preciso deve ancora essere chiarito. Ed è proprio qui che entra in gioco il CBD.

Cos’è il CBD e perché agisce come antinfiammatorio

Il CBD, abbreviazione di cannabidiolo, è uno dei cannabinoidi naturalmente presenti nella Cannabis sativa. A differenza del THC, non produce il classico effetto psicotropo associato alla cannabis. In parole molto semplici, il CBD non “sballa”. È presente in concentrazioni particolarmente elevate nelle varietà utilizzate per produrre cannabis light e negli ultimi anni è diventato oggetto di moltissime ricerche per le sue possibili applicazioni terapeutiche. Una delle aree più interessanti riguarda proprio i rimedi per il dolore.

La ricerca preclinica ha osservato effetti interessanti su diversi meccanismi coinvolti soprattutto nei processi di infiammazione. Gli studi sull’uomo presentano risultati meno uniformi e dipendono parecchio dalla patologia analizzata, dal dosaggio e dalla modalità di somministrazione, ma il quadro è promettente: alcune revisioni scientifiche hanno raccolto risultati interessanti sul possibile impiego del CBD nella gestione di alcune forme di dolore cronico, sottolineando la necessità di studi clinici più grandi e omogenei.

CBD e lipedema: quali sono i possibili benefici

Eccoci dunque alla domanda centrale: cosa potrebbe fare concretamente il CBD per una persona che soffre di lipedema? La prima cosa da chiarire è probabilmente la più importante: il CBD non cura il lipedema e non elimina il tessuto adiposo caratteristico della malattia. Almeno allo stato attuale delle conoscenze, non esistono studi che dimostrino un effetto di questo tipo. L’interesse riguarda piuttosto la possibile gestione di alcuni sintomi:

Dolore

Uno dei candidati più evidenti è il dolore. Nel lipedema la sensibilità dei tessuti può essere molto pronunciata: anche una semplice pressione può risultare fastidiosa e alcune persone sviluppano una condizione di dolore persistente. Il CBD viene studiato proprio per la sua possibile capacità di modulare alcuni meccanismi coinvolti nella percezione del dolore. È quindi comprensibile che abbia attirato l’attenzione anche di chi convive con questa patologia. Questo non significa che funzionerà necessariamente per tutti: il dolore del lipedema è complesso e le sue cause non sono ancora completamente comprese.

Infiammazione

Un secondo campo di interesse riguarda naturalmente l’infiammazione: il possibile effetto antinfiammatorio del CBD rende l’associazione molto interessante dal punto di vista teorico. Bisogna però resistere alla tentazione di fare un passaggio troppo veloce: sapere che il lipedema può presentare una componente infiammatoria e che il CBD mostra proprietà antinfiammatorie in alcuni modelli non dimostra automaticamente che il CBD sia efficace contro il lipedema. Per arrivare a questa conclusione servirebbero studi clinici condotti specificamente sulle persone affette dalla patologia.

Qualità della vita

Esiste infine un aspetto meno immediato, ma comunque interessante. Convivere con dolore cronico, pesantezza e disagio fisico può interferire con il riposo e rendere più faticose le normali attività quotidiane. E alcune persone utilizzano il CBD proprio alla ricerca di una maggiore sensazione di rilassamento e benessere. Il suo ruolo sarebbe  dunque quello di affiancare la gestione dei sintomi, non di sostituire le strategie terapeutiche consigliate per il lipedema: insomma, una sostanza capace di rendere un sintomo più sopportabile.

Il CBD è sicuro per chi soffre di lipedema?

Il CBD è considerato una sostanza con un profilo di sicurezza favorevole. Tra gli effetti indesiderati associati al cannabidiolo possono comparire sonnolenza, stanchezza e leggeri disturbi gastrointestinali. Intensità e frequenza dipendono anche dalla quantità assunta e dalla sensibilità individuale. Un altro aspetto da non sottovalutare riguarda le interazioni farmacologiche: il CBD viene metabolizzato principalmente dal fegato e può interferire con alcuni enzimi utilizzati dall’organismo per metabolizzare numerosi medicinali.

Per questo motivo, prima di utilizzare CBD con finalità terapeutiche, è sempre consigliabile parlarne con il proprio medico, soprattutto quando si seguono terapie farmacologiche continuative. Un’altra questione riguarda la qualità del prodotto. Il mercato del CBD è cresciuto molto rapidamente e non tutti gli oli disponibili presentano necessariamente gli stessi standard. Concentrazione reale di cannabinoidi, eventuale presenza di contaminanti e quantità di THC possono variare tra prodotti differenti.

Meglio quindi orientarsi verso produttori affidabili che forniscano informazioni chiare sulla composizione e, possibilmente, analisi di laboratorio effettuate sul prodotto: da questo punto di vista, i prodotti Cbweed sono da considerarsi assolutamente sicuri. Il CBD non deve comunque sostituire medicinali, trattamenti o indicazioni fornite dagli specialisti che seguono la patologia: bisogna considerare condizioni individuali, eventuali farmaci e modalità di utilizzo. Il confronto con un professionista sanitario rimane la soluzione migliore.

Quale tipologia di CBD usare come antinfiammatorio (gocce)

Tra le numerose formulazioni disponibili, l’olio CBD in gocce è probabilmente una delle più conosciute e utilizzate. Il motivo è soprattutto pratico. Un flacone permette di utilizzare quantità facilmente regolabili e scegliere prodotti con concentrazioni differenti. Inoltre le gocce sono semplici da utilizzare e non comportano combustione o inalazione del fumo. Quest’ultimo punto è particolarmente importante quando si parla di un possibile utilizzo legato alla salute.

Fumare cannabis light consente naturalmente di assumere CBD, ma significa anche inalare i prodotti generati dalla combustione del materiale vegetale. Se l’obiettivo è utilizzare il cannabidiolo per il suo possibile ruolo sul dolore o sull’infiammazione, l’olio rappresenta quindi una strada decisamente più razionale. Ma quale scegliere? La percentuale riportata sulla confezione indica la concentrazione di CBD presente nell’olio. Cbweed, ad esempio, offre oli con una concentrazione pari al 5%, 10% e 15%.

Una percentuale maggiore non significa automaticamente un prodotto “migliore”. Significa semplicemente che una determinata quantità di olio contiene più cannabidiolo. Per questo motivo è più utile ragionare sulla quantità effettiva di CBD che sulla percentuale presa isolatamente. Quando si utilizza un olio è quindi importante controllare quanti milligrammi di CBD contiene l’intero flacone e, quando indicato dal produttore, quanti ne vengono forniti indicativamente da ogni goccia.

Full spectrum, broad spectrum o CBD isolato?

Un’altra distinzione che compare frequentemente sulle confezioni riguarda la composizione dell’estratto. Gli oli full spectrum contengono CBD insieme ad altri cannabinoidi, terpeni e composti naturalmente presenti nella canapa. Possono contenere anche piccolissime quantità di THC, nel rispetto dei limiti previsti per il prodotto. L’idea alla base di queste formulazioni è quella del cosiddetto effetto entourage, secondo cui cannabinoidi e terpeni potrebbero interagire tra loro modificando o completando gli effetti delle singole sostanze.

Gli oli broad spectrum mantengono invece diversi componenti della canapa ma vengono generalmente formulati per eliminare il THC o ridurlo a livelli non rilevabili, a seconda del prodotto e dei metodi di analisi utilizzati. Infine esistono prodotti contenenti CBD isolato, nei quali il cannabidiolo è sostanzialmente l’unico cannabinoide presente. Non esiste una formulazione universalmente migliore per chi soffre di lipedema. La scelta dipende dalle esigenze personali e dovrebbe essere valutata insieme a un professionista.

Quanto CBD utilizzare?

Qui è particolarmente importante evitare ricette universali. Non esiste infatti una quantità di CBD riconosciuta come “dose per il lipedema”. La ricerca disponibile non permette di stabilire che un determinato numero di gocce sia efficace contro il dolore o l’infiammazione provocati dalla malattia. Inoltre due oli con concentrazioni diverse possono fornire quantità di cannabidiolo molto differenti utilizzando lo stesso numero di gocce.

Per questo motivo le indicazioni generiche del tipo “prendere cinque gocce al giorno” hanno poco significato se non sappiamo quale prodotto stiamo utilizzando. Quando un medico ritiene appropriato il CBD, quantità e modalità di assunzione possono essere valutate considerando peso corporeo, altri medicinali, sintomi e risposta individuale. Insomma, non vale necessariamente la regola del “più ne prendo, meglio funziona”.

CBD e lipedema: aspettative realistiche

Probabilmente questo è il punto più importante dell’intero discorso. L’interesse verso CBD e lipedema nasce da presupposti scientificamente interessanti: il cannabidiolo viene studiato per il suo possibile ruolo nella modulazione dell’infiammazione e del dolore cronico, mentre il lipedema può comportare proprio dolore, sensibilità dei tessuti e alterazioni nelle quali sembrano essere coinvolti anche processi infiammatori. Per alcune persone potrebbe rivelarsi utile nella gestione di determinati sintomi; per altre potrebbe produrre benefici minimi o nessun beneficio percepibile.

L’olio CBD può quindi rappresentare un’opzione da discutere con il proprio medico all’interno di una strategia più ampia, soprattutto quando dolore e fastidio diventano persistenti. Non dovrebbe invece essere considerato un sostituto delle terapie consigliate dagli specialisti o, peggio ancora, un prodotto capace di far scomparire la malattia. Il cannabidiolo rimane una sostanza molto interessante e la ricerca continua ad ampliarsi, ed è proprio mantenendo aspettative realistiche che si può valutare il CBD per quello che è: un possibile aiuto nella gestione di alcuni sintomi, non una cura miracolosa.