Coldiretti sul freno della Cassazione al business della Cannabis Light

Coldiretti sul freno della Cassazione al business della Cannabis Light

Coldiretti Lombardia, nel giudicare la sentenza della Cassazione, ovvero quella che vieta la vendita della cannabis legale e, per la Suprema Corte, rende ora reato commercializzare i prodotti derivati (oli, foglie, infiorescenze e resina), afferma che a causa di questa nuova dicitura si rischia di bloccare un ambito lavorativo in grande espansione.

Dopo tale dichiarazione, molte associazioni agricole hanno fatto notare più volte che la situazione è molto grave, e che se la sentenza andasse per questo verso, ci sarebbe un preoccupante debito economico su tutti quelli che hanno investito nel settore, e di conseguenza la perdita del lavoro di migliaia di persone. In Lombardia infatti, la produzione della canapa legale, che nel 2006 non era neanche presente nel territorio, ha avuto un forte aumento da qualche anno ad oggi, e ha raggiunto la bellezza di oltre 160 ettari, come conferma la Coldiretti stessa.

Con i dati alla mano, è emerso che c’è stato un aumento del 600% degli ettari coltivati tra il 2014, dove venivano coltivati soltanto 23 ettari, e il 2018, che ne contava ormai circa 166 ettari. Dopo tutto la canapa è facile da coltivare, si adatta molto facilmente al clima del territorio italiano, ha un periodo di coltivazione non troppo lungo ed ha mille utilizzi che variano dalla bioedilizia all’alimentare.

Insomma, la canapa, come dicono molti del settore, è un po’ come il maiale, non si butta via niente. I giovani imprenditori lombardi, ad esempio, oltre a utilizzare la canapa nel settore industriale, producono anche cracker, birra, olio da cucina e tisane, riscoprendo l’agricoltura, un’opzione lavorativa ormai quasi scomparsa tra i giovani, dato che non li attraeva più così tanto come lo fa oggi, con questo nuovo ambito innovativo e in continua evoluzione.

Anche la Coldiretti se n’è accorta, ricordando gli anni 40′, quando la coltivazione della cannabis era più che conosciuta: infatti, l’Italia coltivava circa 100mila ettari di canapa, ed era il secondo maggior produttore al mondo dopo l’Unione Sovietica.

Tutto ciò è andato perduto con l’industrializzazione e, l’aumento economico che ha dato il via all’utilizzo delle fibre sintetiche derivate dal petrolio, ma anche per via delle campagne internazionali contro l’uso di droga presenti in quegli anni, che riuscirono a forzare la scomparsa della cannabis, che poteva fare concorrenza ai derivati dal petrolio, “rovinando” il business economico che era stato creato ai tempi.

Sono centinaia le aziende agricole che hanno investito in questo settore, oltre alla Lombardia anche in Puglia, Piemonte, Veneto, Basilicata, Friuli, Sicilia, Sardegna e tante altre regioni, le quali avrebbero seri problemi economici se la Cassazione non prendesse la decisione giusta, sia moralmente che economicamente, per gli italiani che hanno investito un grosso patrimonio, ora a rischio, nel commercio della canapa legale.

Oltre al fatto che in Lombardia ci sono tantissimi negozi che vendono i derivati di questa pianta, tutte le persone che si sono buttate in questo investimento ora rischiano di chiudere, e alcuni addirittura di finire in bancarotta, per colpa di una decisione sbagliata, e se ciò accadesse, sarà tutta colpa di una mentalità arretrata che va rinnovata. Quindi questa è l’occasione giusta per dare una svolta in positivo alla storia italiana!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *