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La fame chimica da cannabis fa ingrassare?

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Chiunque abbia sentito parlare di cannabis conosce probabilmente il termine “fame chimica”. Film, serie TV e racconti popolari hanno contribuito a renderla quasi una leggenda: dopo aver consumato cannabis, improvvisamente si ha voglia di mangiare qualsiasi cosa, spesso iniziando da dolci, snack salati e cibi particolarmente calorici. Ma quanto c’è di vero? In realtà la fame chimica non è un’invenzione.

Si tratta di un fenomeno reale, studiato dalla ricerca scientifica e legato al modo in cui il THC interagisce con il nostro organismo. Questo, però, non significa che chi consuma cannabis sia destinato a ingrassare! Per capire se la fame chimica possa davvero incidere sulla bilancia è necessario distinguere tra l’effetto immediato del THC sull’appetito e le conseguenze che questo può avere nel lungo periodo…

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Cos’è la fame chimica e perché viene dopo aver consumato cannabis

La fame chimica è un aumento dell’appetito che molte persone sperimentano dopo aver consumato cannabis contenente THC. Quando questi raggiunge il cervello, si lega a determinati recettori molto abbondanti in aree coinvolte nella regolazione dell’appetito: un’interazione che modifica temporaneamente alcuni meccanismi che controllano la sensazione di fame e di sazietà. Uno dei protagonisti di questo processo è l’ipotalamo, una regione del cervello che riceve informazioni sullo stato energetico dell’organismo.

Attraverso l’azione del THC, l’ipotalamo può aumentare la produzione di segnali che stimolano il desiderio di mangiare anche quando il corpo non ne ha realmente bisogno. Il fenomeno non riguarda soltanto la quantità di fame percepita. Molti consumatori raccontano infatti che, dopo aver consumato cannabis, alcuni alimenti sembrano semplicemente più buoni. Anche questo effetto trova una spiegazione biologica. Il THC sembra aumentare la sensibilità agli odori e ai sapori, rendendo gli stimoli gustativi più intensi e gratificanti.

Un semplice pezzo di cioccolato, una pizza appena sfornata o della frutta molto dolce possono risultare particolarmente appetitosi proprio perché il cervello elabora diversamente queste sensazioni. Esiste poi una componente legata al sistema della ricompensa. Mangiare alimenti ricchi di zuccheri o grassi attiva normalmente alcuni circuiti cerebrali coinvolti nella produzione di dopamina, il neurotrasmettitore associato al piacere e alla motivazione. Il THC può amplificare questa risposta, rendendo alcuni cibi ancora più gratificanti.

È importante sottolineare che non tutte le persone sperimentano la fame chimica nello stesso modo. Alcuni riferiscono un aumento molto marcato dell’appetito, mentre altri notano soltanto una leggera voglia di fare uno spuntino. C’è anche chi non percepisce alcuna differenza. Come accade per molti effetti della cannabis, entrano in gioco diversi fattori:

  • quantità di THC assunta;
  • varietà utilizzata;
  • presenza di CBD;
  • tolleranza individuale;
  • momento della giornata;
  • stato emotivo;
  • aver mangiato oppure essere a digiuno.

Anche il metodo di consumo può influenzare la percezione della fame. Con l’inalazione gli effetti compaiono rapidamente e la fame chimica tende ad arrivare nel giro di pochi minuti. Nel caso degli edibili, invece, l’effetto è più lento ma può protrarsi più a lungo, rendendo il desiderio di mangiare più persistente.

La fame chimica fa ingrassare come quella normale?

La risposta breve è: non necessariamente! Dal punto di vista fisiologico, la fame chimica porta comunque ad assumere calorie. Se durante questi episodi si mangia più del proprio fabbisogno energetico in maniera frequente, il peso corporeo può aumentare esattamente come accadrebbe in qualsiasi altra situazione. Il nostro organismo, infatti, non distingue se un eccesso calorico deriva dalla fame “normale”, dalla fame chimica o semplicemente dalla voglia di fare uno spuntino davanti alla televisione.

Quello che cambia è il motivo che porta a mangiare. Nel caso della fame chimica il desiderio di cibo nasce principalmente dall’azione del THC sul sistema endocannabinoide e sui circuiti cerebrali della ricompensa, piuttosto che da un reale bisogno energetico. Questo spiega perché molte persone sentano improvvisamente una forte attrazione per alimenti particolarmente ricchi di zuccheri, grassi e sale. È però interessante osservare cosa succede quando si guarda oltre il singolo episodio.

Diversi studi epidemiologici hanno rilevato che, mediamente, i consumatori abituali di cannabis presentano tassi di obesità inferiori rispetto ai non consumatori. Gli scienziati non hanno ancora una spiegazione definitiva. Secondo alcune ipotesi, un consumo regolare potrebbe modificare nel tempo la sensibilità dei recettori cannabinoidi, influenzando il metabolismo energetico. Altri ricercatori ritengono invece che entrino in gioco fattori legati allo stile di vita, all’attività fisica o alle caratteristiche della popolazione studiata.

Questi dati non devono essere interpretati come una prova che la cannabis faccia dimagrire. Piuttosto dimostrano che il rapporto tra THC, appetito e peso corporeo è molto articolato. Se una persona, durante la fame chimica, consuma abitualmente grandi quantità di snack ipercalorici, dolci e bevande zuccherate, è probabile che con il tempo il peso aumenti. Se invece riesce a gestire questi episodi scegliendo alimenti più equilibrati e mantenendo uno stile di vita attivo, la fame chimica può avere un impatto molto più limitato.

Come soddisfare la fame chimica senza ingrassare

La fame chimica può essere intensa, ma questo non significa che sia impossibile gestirla. Anzi, con qualche semplice accorgimento è possibile soddisfare il desiderio di mangiare senza eccedere con le calorie e senza avere la sensazione di doversi privare di qualcosa. La prima strategia consiste nel non arrivare impreparati. Se si sa già che dopo aver consumato cannabis potrebbe comparire un forte appetito, può essere utile avere a disposizione alimenti più equilibrati invece di riempire la dispensa di snack!

Consumare cannabis poco prima dei pasti

Uno dei consigli più semplici consiste nel programmare il consumo poco prima di un pasto principale. Se la fame chimica compare quando è già ora di pranzo o cena, sarà più facile soddisfare l’appetito con un pasto completo anziché iniziare una lunga serie di spuntini poco equilibrati. Inoltre, un piatto ricco di proteine, fibre e carboidrati complessi favorisce un senso di sazietà più duraturo rispetto a snack molto ricchi di zuccheri semplici.

Preferire alimenti che saziano di più

Quando arriva la fame chimica, la tentazione è spesso quella di scegliere alimenti molto calorici. In realtà esistono tante alternative capaci di soddisfare il desiderio di mangiare senza appesantire troppo l’apporto energetico della giornata. Ad esempio possono rappresentare una buona scelta:

  • yogurt greco con frutta fresca;
  • frutti di bosco;
  • mele e pere;
  • agrumi, particolarmente rinfrescanti;
  • carote e cetrioli già tagliati;
  • popcorn preparati senza eccesso di burro;
  • frutta secca in piccole quantità;
  • cracker integrali.

Questi alimenti hanno generalmente un buon potere saziante e aiutano a controllare meglio la quantità complessiva di calorie consumate.

Anche un piccolo dolce può avere il suo spazio

Gestire la fame chimica non significa eliminare completamente i cibi più golosi. Anzi, vietarsi totalmente un alimento può aumentare ancora di più il desiderio di consumarlo. Se si ha voglia di qualcosa di dolce, spesso è sufficiente una piccola porzione. Un quadratino di cioccolato fondente, qualche pezzetto di cioccolato al latte o un piccolo dessert possono soddisfare il desiderio senza compromettere l’equilibrio dell’alimentazione.

Bere acqua può aiutare

A volte la sensazione di fame è accompagnata semplicemente da una marcata secchezza della bocca, un effetto molto comune del THC. Bere uno o due bicchieri d’acqua, una tisana non zuccherata oppure acqua aromatizzata con limone e menta può contribuire a rendere la sensazione più gestibile. Naturalmente non sostituisce il cibo quando la fame è reale, ma può evitare di confondere la sete con il desiderio di mangiare.

Evitare di mangiare in modo automatico

Uno degli errori più comuni consiste nel sedersi davanti alla televisione o al computer con una confezione di snack. In queste situazioni è molto facile perdere la percezione delle quantità e continuare a mangiare quasi senza accorgersene. Può essere più utile preparare una porzione già definita, metterla in una ciotola o in un piatto e riporre il resto della confezione. È un piccolo ma utilissimo accorgimento psicologico!

Dormire e mantenersi attivi

Anche lo stile di vita generale influisce sul modo in cui gestiamo la fame. Dormire poco tende ad aumentare naturalmente l’appetito, così come una vita molto sedentaria rende più difficile mantenere il peso corporeo. Al contrario, un’attività fisica regolare e un sonno di buona qualità aiutano il nostro organismo a regolare meglio i segnali della fame e della sazietà, indipendentemente dal consumo di cannabis.

Il ruolo del CBD

Vale infine la pena ricordare che la fame chimica è associata soprattutto al THC. Il CBD non sembra stimolare l’appetito nello stesso modo e alcuni studi stanno addirittura valutando un suo possibile ruolo nella regolazione del metabolismo e del peso. Le evidenze sono ancora preliminari e non permettono di trarre conclusioni definitive, ma rappresentano un ulteriore esempio di quanto i diversi cannabinoidi possano avere effetti molto differenti.

In definitiva, la fame chimica è un fenomeno reale e perfettamente spiegabile dal punto di vista biologico, ma non deve essere vista come una condanna all’aumento di peso. Come accade per qualsiasi altro stimolo alimentare, ciò che conta davvero è il comportamento complessivo e seguire le semplici ma efficaci strategie che vi abbiamo consigliato per vivere la fame chimica con maggiore consapevolezza.

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