Quante calorie brucia una canna? Spoiler: nessuna!
La domanda, a ben vedere, è meno assurda di quanto sembri: basta fare un giro su Google per trovare persone che si chiedono se la cannabis faccia bruciare calorie, acceleri il metabolismo o addirittura aiuti a perdere peso. C’è persino chi sostiene che il cuore, battendo più velocemente dopo aver consumato THC, inizi a “lavorare” come durante una corsa. Sarebbe una splendida notizia! Peccato che non funzioni proprio così.
La verità è molto meno spettacolare: fumare una canna non è un’attività fisica, non sostituisce una passeggiata e tantomeno un allenamento. Il nostro organismo continua certamente a consumare energia (come fa sempre, anche mentre stiamo dormendo), ma il dispendio calorico legato al semplice atto di fumare è praticamente irrilevante. Eppure il mito continua a circolare. C’è anche solo un lontano fondo di verità? Cerchiamo di capirlo…
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Fumare cannabis fa consumare calorie?
Partiamo dalla risposta più semplice dell’intero articolo: no! O meglio: sì, il corpo consuma qualche caloria mentre fumate una canna… esattamente come ne consuma mentre leggete questo articolo, guardate una serie TV o discutete su quale sia il miglior album della vostra band preferita con qualche amico. Il nostro organismo è sempre al lavoro. Cuore, polmoni, cervello, muscoli e tutti gli altri organi hanno bisogno di energia ventiquattr’ore su ventiquattro. Questo consumo prende il nome di metabolismo basale ed è responsabile della maggior parte delle calorie che bruciamo ogni giorno.
Fumare una canna non cambia in modo significativo questa situazione. È vero che il THC può aumentare temporaneamente la frequenza cardiaca. Molti consumatori se ne accorgono perché sentono il cuore battere un po’ più velocemente nei minuti successivi al consumo. Ma attenzione: avere il cuore che accelera non significa automaticamente bruciare tante calorie. Anche bere un caffè può aumentare leggermente il battito cardiaco. Lo stesso vale quando saliamo di corsa le scale perché siamo in ritardo o quando saltiamo sulla poltrona dallo spavento mentre guardiamo un film horror.
Nessuno di questi episodi, però, può essere considerato un allenamento. Insomma, il cuore lavora un po’ di più, ma non abbastanza da trasformare il divano nel tapis roulant del futuro. Esiste poi un’altra convinzione piuttosto diffusa secondo cui il THC “accelera il metabolismo”. Qui bisogna fare attenzione. Il metabolismo è un insieme di processi estremamente complessi e ridurlo a una semplice “velocità” è una semplificazione che spesso porta fuori strada. E ad oggi, comunque, non esistono prove che fumare cannabis faccia aumentare il consumo calorico in maniera tale da favorire la perdita di peso.
Il THC fa dimagrire?
Qui la risposta diventa un po’ più interessante. Perché se è vero che fumare una canna non fa bruciare calorie, è anche vero che negli ultimi anni alcuni studi hanno osservato un fenomeno piuttosto curioso. In media, i consumatori abituali di cannabis sembrano avere un indice di massa corporea leggermente inferiore rispetto ai non consumatori. No, non stiamo dicendo che il THC faccia dimagrire. Stiamo dicendo che la ricerca ha osservato questa associazione e che, per il momento, nessuno è ancora riuscito a spiegarla completamente. È una differenza enorme.
Uno degli errori più comuni quando si leggono le notizie scientifiche consiste nel confondere una correlazione con una causa. Facciamo un esempio. Immaginiamo di scoprire che le persone che possiedono più libri vivono mediamente più a lungo. Sarebbe corretto dire che comprare romanzi allunga la vita? Ovviamente no. Probabilmente chi legge molto ha anche altre abitudini, uno stile di vita diverso, un certo livello di istruzione o condizioni economiche differenti. Insomma, i fattori coinvolti sono tantissimi. Lo stesso vale per la cannabis. È possibile che il THC influenzi davvero alcuni meccanismi metabolici?
Sì, è una delle ipotesi allo studio. È possibile che il sistema endocannabinoide abbia un ruolo nella regolazione del peso corporeo? Anche questo è plausibile e la ricerca continua ad approfondirlo. Ma è altrettanto possibile che entrino in gioco molti altri elementi. Magari chi consuma cannabis svolge più attività fisica. Magari segue abitudini alimentari diverse. Oppure il risultato dipende da fattori che ancora non conosciamo. Insomma, la risposta più onesta oggi è una sola: non lo sappiamo ancora con certezza. Quello che sappiamo, invece, è che il THC fa una cosa molto precisa. Fa venire fame.
E qui nasce il vero paradosso. Da una parte alcuni studi osservano consumatori di cannabis mediamente più magri. Dall’altra milioni di persone raccontano di aver svuotato il frigorifero dopo aver fumato. Sembra quasi una barzelletta scientifica. E invece è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti del rapporto tra cannabis e metabolismo. Per capire come sia possibile, dobbiamo parlare della protagonista assoluta di ogni serata tra amici che finisca davanti a una pizza, un sacchetto di patatine o una tavoletta di cioccolato: la celebre “fame chimica”…
Il problema della fame chimica
Ed eccoci arrivati alla vera protagonista della storia. Perché, diciamocelo: se chiedete a dieci persone quale sia l’effetto più famoso della cannabis, almeno nove vi risponderanno “la fame chimica”. La decima probabilmente sta già cercando qualcosa da sgranocchiare. Scherzi a parte, la fame chimica è un fenomeno reale e ben conosciuto dalla scienza. Il principale responsabile è il THC, che interagisce con il sistema endocannabinoide, una rete di recettori coinvolta in tantissime funzioni del nostro organismo, tra le quali anche la regolazione dell’appetito.
In pratica il cervello riceve un messaggio molto semplice: “Sai cosa ci starebbe davvero bene adesso? Del cibo”. E non un’insalata. Il più delle volte la voglia si concentra su alimenti ricchi di zuccheri, grassi o sale. Pizza, patatine, biscotti, gelato, cioccolato… improvvisamente tutto sembra avere un profumo irresistibile. Non è soltanto una questione psicologica. Il THC sembra aumentare anche la sensibilità agli odori e ai sapori. È uno dei motivi per cui quel toast preparato in cinque minuti può sembrare il miglior panino mai cucinato nella storia dell’umanità.
La buona notizia è che la fame chimica non equivale automaticamente a ingrassare. A far aumentare il peso non è la fame in sé, ma quello che succede dopo. Facciamo un esempio. Se dopo aver consumato cannabis mangiate una mela, uno yogurt e qualche noce, probabilmente il vostro bilancio calorico cambierà di pochissimo. Se invece decidete di ordinare una pizza formato famiglia, aggiungere un dolce, “già che ci siamo” e concludere con mezzo pacco di biscotti… ecco, la bilancia potrebbe iniziare a farsi qualche domanda. Il punto è proprio questo. La fame chimica è uno stimolo, non un destino!
Disturbi alimentari e cannabis
A questo punto vale la pena fare una precisazione importante. Parlare di fame chimica non significa parlare automaticamente di disturbi alimentari. Sono due cose molto diverse. Mangiare di più dopo aver consumato cannabis è un effetto temporaneo legato all’azione del THC. I disturbi del comportamento alimentare, invece, sono patologie complesse che coinvolgono aspetti psicologici, emotivi e fisici e richiedono un percorso di cura specifico. Negli ultimi anni la ricerca ha cercato di capire se i cannabinoidi possano avere un ruolo anche in questo ambito.
Ad esempio, alcuni studi hanno valutato il possibile utilizzo del THC nei pazienti affetti da anoressia nervosa, con l’obiettivo di stimolare l’appetito. L’idea può sembrare logica, ma la realtà è molto più complicata. L’anoressia non nasce perché manca la fame. Il problema riguarda soprattutto il rapporto con il proprio corpo, la paura di ingrassare e una serie di meccanismi psicologici molto profondi. Per questo motivo il THC non rappresenta una cura della malattia e, quando viene preso in considerazione, lo è soltanto all’interno di percorsi medici ben definiti.
Anche nel caso del disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder) bisogna fare attenzione. Poiché il THC può aumentare l’appetito, alcune persone potrebbero trovare più difficile controllare gli episodi di abbuffata. Altre, invece, riferiscono di sentirsi più rilassate e meno ansiose, con effetti che possono influenzare indirettamente il rapporto con il cibo. Come succede spesso quando si parla di cannabis, non esiste una risposta valida per tutti. Le reazioni sono estremamente personali. Una cosa, però, possiamo dirla con tranquillità. La cannabis non dovrebbe mai essere utilizzata come “dieta” per dimagrire.
Quando sono presenti problemi di questo tipo è fondamentale rivolgersi a professionisti qualificati, che possano valutare ogni situazione nel suo insieme. E allora… quante calorie brucia davvero una canna? La risposta è la stessa con cui abbiamo iniziato. Praticamente nessuna. Se speravi di sostituire la corsa al parco con un joint, purtroppo dovrai continuare ad allacciare le scarpe da ginnastica: il dimagrimento continua a dipendere dalle solite, poco entusiasmanti regole: alimentazione equilibrata, movimento e costanza. Insomma, la scienza sarà anche piena di sorprese… ma questa volta niente miracoli!